Sezione nkz-68 – Matteo Marchisio

Ci sono luoghi nel mondo che oggi conosciamo con un nome che non gli appartiene. Calpestiamo il terriccio di quelle strade ammirando le opere architettoniche, e dimenticando inconsapevolmente che prima di noi, prima di tanti, quel posto seppellisce una storia che solo i morti potrebbero raccontare. Vi dice nulla la parola Rhodesia? Probabilmente no, perché oggi quella parola è scomparsa. Oggi quella parola si pronuncia Zimbabwe.

Cosa è accaduto?

Nota dal 1898 come Rhodesia del Sud (prese il nome da Cecil Rhodes), diventò colonia britannica a sé stante nel 1923. Qui la popolazione bianca, in grandissima parte di origine britannica, acquisì il potere economico e politico, che mantenne fino al 1968, quando fu dichiarata ufficialmente repubblica. Ciò non migliorò le relazioni con la maggior parte degli stati Africani, e negli anni settanta ebbe luogo la sanguinosa guerriglia da parte dei militanti marxisti dello ZANU e dello ZAPU, sovvenzionati dall’URSS, contro la quale si schierarono forze regolari dell’esercito rhodesiano, tra cui alcuni reparti di forze speciali all’epoca famosi (RLI, Rhodesian SAS, Selous Scout).

Gli anni della guerriglia terminarono nel 1979 con il successo delle forze marxiste; ciò fu dovuto principalmente alla mediazione del Regno Unito, che si schierò dalla parte di Mugabe e guidò la nazione ad un governo di transizione, denominato Zimbabwe Rhodesia, che portò infine ad un governo non-separatista e alla definitiva ridenominazione dello Stato in Zimbabwe, alla cui guida si pose, ininterrottamente dal 1980 ad oggi, lo ZANU di Robert Mugabe.

Una trama al limite del reale

“Potrebbe essere solo una leggenda. All’apice della guerra fredda nel continente nero, gli avamposti più remoti sul confine tra Rodesia e Mozambico subirono l’assalto di creature più simili ad animali feroci che esseri umani. Il governo di Salsbury rispose con un’unità di specialisti per risalire all’origine delle efferatezze. Questo commando fu affidato al meno deciso e coinvolto giovane uomo su cui lo stato rodesiano potesse contare, Rieke Hatefield.”

Passi di: Matteo Marchisio. “Sezione NKZ-68”.

 

Come non approfittare di una parte di storia dove ci sono dozzine di eventi insabbiati? È proprio quello che ha fatto Matteo Marchisio, classe 1990, con il suo Sezione nkz-68. Un libro intrigante, lungo il giusto, che affronta gli eventi sempre più velocemente man mano che si va avanti.

 

IL PROLOGO

Non vi racconterò tutta la storia, mi concentrerò sul prologo, perché l’ho trovato fantastico:

Nei pressi del villaggio di Chipunga il sergente Fitzsimmons si fa strada tra foglie e arbusti, seguito da un piccolo plotone bene organizzato. Il fumo che offusca il villaggio non lo convince e il veterano di guerra pare diffidare da ciò che si cela dietro il pulviscolo. Senza emettere suoni comanda gli uomini alternando sguardi e precisi gesti con le mani, raggiungendo lentamente l’entrata del villaggio e le prime baracche, ma ciò che vede non gli piace affatto. Il fumo pare essere solo una grande messa in scena, cosa stia coprendo non è chiaro, tranne il fatto che qualcuno, qualcosa, li sta osservando. Procedono lentamente fino alla prima baracca e il corpo di alcuni uomini bianchi e i resti di munizioni usate indicano chiaramente cosa sia avvenuto in quel luogo. Eppure attorno ai cadaveri nessun africano giace, come se quella battaglia fosse stata a senso unico. Fitzsimmons si guarda attorno cercando l’attenzione dei compagni e stringendo con più paura che decisione il suo fucile, poi dalla nebbia emerge la risposta a tutto. Ciò che detterà le regole del romanzo. Ma questo lascerò che siate voi a scoprirlo, non voglio rovinarvi la sorpresa.

 

Conclusioni

Sezione nkz-68, di Matteo Marchisio, è un bel libro. Unica pecca è il fatto di rallentare non poco subito dopo il prologo, per poi rialzare il ritmo man mano che si va avanti. Solo verso la fine si capisce per quale motivo l’autore abbia scelto di soffermarsi su alcuni particolari, descrivendo minuziosamente scene e ambienti. Se cercate una narrazione sempre serrata e incentrata solo sull’azione, allora questo libro non fa per voi, ma se desiderate leggere di più che semplici azioni, se desiderate immaginare gli ambienti e amate le descrizioni soppesate, allora questo libro è ciò che state cercando.

 

Simone Pinna

 

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