Sangue sul reno – il thriller di Francesco Bonvicini

Francesco Bonvicini è l’autore esordiente del thriller di questa settimana, una piccola perla da custodire gelosamente nella proprio libreria. Scopriamola insieme poco a poco.

L’impiccato

“Sangue sul Reno” inizia con dando in mano la lettore un particolare: un uomo si è suicidato impiccandosi sul ponte Mülheimerbrücke, ma non legando la corda alla balconata per poi saltare giù, l’uomo si è impiccato in un punto preciso, ostico da raggiungere. Come se qualcuno lo avesse ucciso e messo volutamente lì, sotto gli occhi di tutti.

Parte così una storia d’investigazione, un police procedural, come ama definirlo l’autore ispirandosi ai grandi del genere, perché “sangue sul Reno” non è un semplice romanzo con una bella storia, è molto di più.

La verità non sta solo nei fatti

I romanzi spesso eccellono nella trama e nella narrazione, trascurando particolari come la “realtà”. Intendo con questo che Francesco Bonvicini si è documentato ed ha intrattenuto lunghe conversazioni con la polizia tedesca, applicando la tecnica dell’investigazione e le procedure ad essa collegate per dare un valore aggiunto alla sua storia, rendendola vera, documentabile. Sono pochi se non quasi inesistenti gli scrittori che hanno la perseveranza di affrontare questo percorso, ma il risultato che ne deriva è oltremodo apprezzabile.

Tornando a noi, ai molti di noi

I personaggi di “sangue sul Reno”, sono numerosi e ben scanditi, perfettamente identificabili. La storia infatti ruota attorno alla squadra incaricata di svelare il colpevole del misterioso omicidio, disponendo sul tavolo a scacchi numerosi pezzi che si muovono a ritmi diversi in base al momento della storia. Lo scorrere della trama è a volte rallentato dalla dovizia di particolari, tecnica apprezzabile non da tutti i palati ma che caratterizza ogni personaggio dandogli un posto specifico ai fini della trama.

Conclusioni

“Sangue sul Reno” è solo uno dei romanzi di Francesco Bonvicini, è infatti parte della collana “Sangue su Colonia”. È uno scritto scorrevole, piacevole da leggere, a tratti un po’ lento perché in alcuni capitoli il capo di scena (sempre presente ed è encomiabile) è un pochino fiacco. Si attesta comunque su un ottimo livello se lo consideriamo come un romanzo d’esordio, e sono certo che il suo scrittore saprà stupirci ancora nei suoi prossimi scritti, con maturata perizia e stile.

Simone Pinna

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