Sangue Cattivo – Fabio Chiesa in un thriller spietato

Le colline del basso Piemonte sono ammantate da un’aura di dolcezza che sembra renderle immuni da storie forti.

 

Sangue Cattivo ci porta fra le colline del Roero, a ridosso dell’hinterland torinese da cui fugge il protagonista Damiano Morin, coinvolgendosi in un giallo a tinte forti breve e graffiante scritto da un autore emergente, Fabio Chiesa, nato e cresciuto proprio nella zona in cui si svolge il romanzo.

 

La trama

Damiano ritorna nel paesino d’origine per una delusione nella grande città, leccandosi le ferite dopo una serie di fallimenti lavorativi nel tentativo di emergere come reporter. Il paese è Mossano, piccolo comune roerino inesistente sulle mappe reali, ma più che realistico nei rapporti umani descritti, nel suo inconsolabile senso di inferiorità rispetto a Torino ma abitato da gente fiera del proprio passato e presente contadino. La vicenda prende piede quando Damiano si decide di scoprire cosa si cela dietro a un giro di rifiuti tossici svaniti nel nulla, accompagnato da un amico di infanzia e dal suo ex direttore editoriale di quando scriveva per la cronaca locale. Ccompravendite poco chiare  appezzamenti strategici e problemi con le minoranze locali fatte di zingari ed extracomunitari musulmani, macchiano le pagine di una realtà di fantasia fin troppo familiare.

Merito all’autore

Fabio Chiesa dipinge la provincia vera, con i suoi limiti e pregi, ma anche i suoi scheletri nell’armadio.

Sangue cattivo è un po’ “The Snatch” di Guy Richie, un po’ inchiesta giornalistica stile “State of Play” in chiave piemontese. Lo stile è semplice, diretto, con tanti riferimenti musicali, cinematografici e letterari che aiutano ad entrare nel mood giusto per capire quanto la piccola provincia di Mossano sia un microcosmo, che racchiude tutti gli elementi problematici del macrocosmo nazionale.

Recensione: Matteo Marchisio

Editing: Simone Pinna

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