Paperi – un fumetto duro, di ricordi lontani.


Un nuovo punto di vista

Giulio e Marco Rincione. Due nomi che ricorderò nei prossimi anni, quando li vedrò scritti su nuovi albi, perché ne faranno altri, di certo, visto cosa sono riusciti a creare con questo Paperi.

Non aspettatevi che sia una lettura clemente, al contrario stuprerà il vostro ricordo di Topolino, Paperino e Paperina, nonché del tenero e goffo Pluto. Paperi è una raccolta di storie che racconta un’altra verità Disney, quello che c’è al di là del fumetto per bambini, dove tutti i paperi e i topi si adoperano per recitare parti comiche al fine di divertire il pubblico. Ma dietro le quinte c’è un mondo crudo, che non racconta cose belle, che ci fa capire quanto si poteva essere felici una volta e lascia in bocca l’amaro rimpianto di ricordi perduti e irritrovabili.

Fare i conti

I personaggi di questo albo vivono in un mondo grigio, colorato da toni di grigio e tinte acide, squallido. I topi governano questo mondo e i paperi ne sono succubi, maltrattati ad ogni angolo della strada e trattati come prigionieri in un campo di concentramento. Questo messaggio arriva forte dopo poche pagine, rivoltando lo stomaco del lettore già alla fine della prefazione, scritta superbamente da Marco Rincione. Le immagini che seguono subito dopo ci sbattono in faccia il mondo alterato di un universo a noi tanto caro, mostrandoci un Paperoga (PaperUgo) che collassa su ciò che rimane della sua misera vita da attore. Ma non voglio parlarvi della trama, perché essa è breve e svelarvela sarebbe un sacrilegio, voglio concentrarmi sul messaggio che c’è al di là delle pagine di carta, un messaggio che si capisce solo a fine lettura.

 

Oltre le chine

Paperi è un volume duro (di 128 pagine a colori), che si deve leggere tutto d’un fiato perché rattrista l’animo e sconvolge. È dura chiuderlo e pensare di riaprirlo per leggerne altre pagine, perché ci spaventa ciò che potrebbe rivelarci. Il lavoro di Marco e Giulio è stato sublime, riesce perfettamente a trasmettere quella sensazione di disagio anche quando “non si vede nulla” e viene lasciato all’immaginazione il compito di completare la tavola. Se avessero utilizzato delle persone umane per raccontare questa storia probabilmente il volume non lo avrebbe voluto stampare nessuno, perché i temi\personaggi al suo interno sarebbero risultati fin troppi realistici e questo spesso genera critiche nel mondo del fumetto e disaccettazione. Comprereste mai un fumetto dove ritraggono le pene sofferte dai deportati a Auschwitz? Io no. Ma provate a modificare il soggetto, metteteci dei personaggi conosciuti e cambiate il nome della città, realizzate così un opera completamente alternativa e anticonformista e avrete trovato la ricetta giusta per trasmettere un sentimento forte e attirare gli occhi del pubblico.

In Paperi i due autori raccolgono scene di vita a piene mani dai bassifondi, smuovendo la melma che stagna ai margini delle città civilizzate. Ci parlano di razzismo, malavita, potere, stupri domestici. Capite perché vi dico che questo fumetto non è un’opera facile da leggere? E soprattutto da realizzare. Perché sono bravi tutti a disegnare una scena di nudo con sangue e botte. Farla immaginare al lettore è completamente diverso, mettere le parole giuste in bocca ai personaggi nell’attimo fuggente di una vignetta è impervio, eppure Marco e Giulio Rincione ci sono riusciti. Hanno narrato il degrado sociale più infimo con maestria.

Perché leggerlo?

Ho scelto di recensire questo volume per il semplice fatto che va letto, che ognuno di noi deve misurarsi con i sentimenti che vengono trasmessi dalle pagine e parlare a se stesso chiedendosi: cosa ho provato? Se la sensazione che vi è rimasta addosso è di disgusto, e maleodorante rancore, allora siete ancora delle persone normali. Mi ha fatto riflettere su molte cose, sul modo stesso di vedere alcuni fatti nel mondo e sul fatto che in un modo o nell’altro tutti noi, e ripeto TUTTI NOI, siamo fortunati. C’è chi non lo è, chi quelle storie di paperi le vive quotidianamente.

Ogni anno il “Giorno della memoria” ci ricorda le atrocità del genere umano contro persone ormai morte. Paperi ci apre gli occhi sulle atrocità che ogni giorno vengono commesse su persone vive. Forse.

 

Simone Pinna

 

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: