Morivamo di freddo

Un titolo più esplicativo di quello che sembra, rappresentato alla perfezione dalla copertina: due perfetti ballerini che vorticano aggraziati senza mai toccarsi veramente, si sfiorano, si sorreggono con la sola forza delle dita. Mai un vero abbraccio, un vero bacio, la vita è un ballo sfuggente e delicato, come il racconto di Rosalia Messina.

Anno edizione: 2016
prezzo: 14,00€

Congelare la vita

Due decessi, Guido e  Mauro, che disorientano il mondo equilibrato dei personaggi che li circondano. Questo è l’elemento scatenante di “Morivamo di freddo”, no non le morti dei due uomini, ma la presa di coscienza da parte di tutti gli altri personaggi che la loro vita è fredda, priva di quelle emozioni vere che ci scaldano. Ed è così che intraprendiamo un viaggio nelle loro vite, vissute senza pathos fino a quel momento, scoprendo cosa turba i personaggi e come pian piano si accorgono dei loro errori e tentano di porvi rimedio, lì dove possono. Leggendo questo libro si dispone il proprio animo a misurarsi con dei protagonisti davvero umani, quasi catartici, accingendosi a leggerli con rispetto, come se fossero davvero delle persone che ci stanno raccontando i loro dolori, che si stanno confessando a noi.

 

Uno, nessuno, tutti.

Un aspetto interessante di questo libro è che la realtà viene orrervata da diversi punti di vista, ogni personaggio parla di ciò che ha vissuto mediante un proprio modo di esprimersi e sebbene il legame di parentela sia molto stretto tra alcuni di loro (madre e figlio ad esempio), si nota come essi abbiano percezioni a volte simili, altre diverse, di una stessa persona. Esattamente come ognuno di noi. Un personaggio in particolare ha suscitato il mio interesse, Enrico, che a distanza di anni dalla morte del padre si ritrova a parlarne con il suo psicologo (partendo da tutt’altro argomento all’inizio), mettendone in risalto aspetti che la madre neppure cita, o sfiora appena, nei capitoli a lei dedicati. Enrico è un personaggio completo, che ha un inizio e una fine e che “cresce” gradualmente per tutta la durata del racconto, insegnandoci sul finire della storia qualcosa che a mio avviso pare di facile comprensione, ma molto soggettivo.

Scorrendo le pagine

È breve il racconto di Rosalia Messina, poco meno di 100 pagine, si legge in un pomeriggio sorseggiando un the. Non osate una bevanda più laboriosa perché lo stomaco diventa contrito se avete l’animo sensibile ai problemi altrui. L’organizzazione dei capitoli assomiglia molto alle pagine di un diario che tiene conto della vita di tutti i personaggi e ce ne mostra i giorni più salienti. I capitoli non sono mai dispersivi né troppo lunghi, anche se devo ammettere che la storia parte con un piglio deciso e un ritmo serrato per poi rallentare poco dopo fin quasi alla fine, dove il ritmo torna a scalpitare. Per i miei gusti basterebbe riposizionare alcuni capitoli e il libro diventerebbe più godibile, l’attenzione più alta, ma è una questione di gusto personale che non inficia con la qualità generale.

 Conclusione

“Morivamo di freddo” è una breve esperienza letteraria che può farci riflettere, ma bisogna predisporre l’animo a seguire il filo catartico che si frappone fra la prima e l’ultima pagina. Consigliato a chi, come me, spesso si dimentica che c’è altro al mondo che non sia se stesso, e che ogni nostro gesto è importante e va soppesato, perché smuove l’animo di chi amiamo e lo muta per sempre.

Simone Pinna

 

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