Intermittenze – Massimiliano Giri torna con un thriller

Massimiliano Giri, nato nella Repubblica di San Marino il 23 febbraio del 1977, è uno scrittore attivo su più generi letterari: dalla fantascienza all’horror, dal thriller fino alle action stories. Cresce artisticamente nella fucina di talenti di Franco Forte e della Writers Magazine Italia. È specializzato nel creare racconti, molti dei quali  sono stati pubblicati da vari editori tra i quali: Mondadori, Nero Press, Watson Edizioni, Delos Digital, e sulle riviste Robot e Writers Magazine Italia. Nel 2013 riceve una menzione speciale al Premio Algernon Blackwood e sia nel 2015 che nel 2016  vince il Premio Giallolatino Segretissimo indetto da Mondadori.

Questa volta Massimiliano è passato per le mie mani con il racconto “Intermittenze”, un thriller di 44 pagine che si legge in breve tempo e con cui l’autore prova a gettarsi in un genere da lui poco battuto. Sarà riuscito a stupirmi o “Intermittenze” è solo un altro dei tanti scritti (male) che gli esordienti tirano fuori dalla loro fucina di idee?

Il Giallo (latino) si sente.

Massimiliano Giri è decisamente ferrato nel filone giallo della letteratura, a partire dalla sua scrivania, dove trionfa una bellissima macchina da scrivere anni ’50 (ve le ricordate le Olivetti? Quelle che per premere un tasto dovevi allenarti da body builder), davanti una vasta e ben fornita libreria che ospita generi diversi e gli autori più disparati. Massimiliano legge molto e questo gli fornisce un’ottima base tecnica per creare i suoi gialli, strutturarli a dovere, ma stavolta si è cimentato in un thriller e il genere richiede una padronanza diversa degli eventi, una minore necessità di descrivere gli ambienti (a proprio gusto), ma soprattutto la concentrazione elevatissima sulla suspence e sul thrillering. Senza contare che sviluppare tutte le scene degnamente ma nella lunghezza del racconto, rende tutto più difficile.

La prima metà

Ho scelto di raccontarvi questo scritto, senza rivelare nulla di importante, dividendolo in due parti: la prima metà e la seconda metà. Capirete presto il motivo.

Il libretto inizia con un capitolo che fa da apripista alla storia, lanciandoci direttamente “in medias res”, con la protagonista che decide di fuggire da casa con il volto ancora gonfio e tumefatto per le percosse ricevute; e come se non bastasse, con in grembo un figlio che pare non desiderare. Il ritmo è serrato e la trama si presenta interessante, salvo poi rallentare nei capitoli successivi: la protagonista arriva a casa della sorella, un luogo lontano dalla città dove viveva e per di più appartato sui monti. Lo scenario descritto è molto accattivante e sarà il bosco, la neve, o i monti poco distanti ma l’atmosfera si fa intrigante. Da questo punto viene svelato il rapporto tra le due sorelle, a tratti inconciliabili caratterialmente ma comunque molto legate, e quello con i loro ormai distanti genitori. Il ritmo cala, si vive di più l’atmosfera della casa e le passeggiate nel bosco ed effettivamente non accade nulla di apparentemente importante, fatta eccezione per l’incontro controverso con il vecchio vicino di casa.

 

Nel 2015 è vincitore del Premio: Giallolatino Segretissimo Mondadori e secondo classificato al 36° premio: Writers Magazine Italia. Nel 2016 vince nuovamente il premio: Giallolatino Segretissimo Mondadori

La seconda metà

Arriviamo al punto, quello  che decide se il racconto vale l’acquisto. Dopo una prima metà lenta e priva di informazioni apparentemente importanti ai fini della storia, la nostra protagonista “incontra” una bambina che abita nella casa di fronte a quella in cui si è rifugiata. Non posso svelarvi molto, se non che il ritmo inizia a farsi più incalzante, facendo capire al lettore che qualcosa si sta lentamente muovendo sotto il lenzuolo. Da qui una telefonata, poi il colpo di scena improvviso e si vola verso il finale divorando le ultime dieci pagine proprio come ci si aspetta da un thriller, trovando finalmente risposta in quei gesti che avevamo letto con leggerezza nella prima metà della storia, facendo combaciare tutto e spiegando qualcosa che non si era volutamente fatto capire.

 

Conclusioni

Non posso rivelare molto sulla trama, poiché il racconto è breve e parlarvi anche di un solo evento ne pregiudicherebbe il finale. Ma posso dirvi che Massimiliano Giri ha commesso un solo errore: quello di aver creato un thriller che inizia come fosse un giallo e ne mantiene il ritmo fino a metà racconto. Quindi se vorrete avvicinarvi a questa storia, e se siete amanti dei ritmi serrati, dovrete pazientare qualche pagina prima di cogliere l’anima della storia. In tutto questo “intermittenze” è un lavoro eccellente, è scritto molto bene e le frasi sono tarate da una mano abituata alla stesura; si legge velocemente e non ci sono intoppi di trama né c’è mai bisogno di tornare a leggere le pagine precedenti. Massimiliano Giri si è cimentato in un genere a lui nuovo e l’esperimento è in parte riuscito, sono certo che nel suo prossimo racconto, o magari romanzo, riuscirà a tenere alta la tensione dall’inizio alla fine. Perché la penna c’è, l’esperienza anche e la fantasia non manca.

Un solo monito se vorrete acquistarlo: non passeggiate da soli, qui fuori ci sono i lupi.

Simone Pinna

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