Guida galattica per autostoppisti – Douglas Adams

Chi non ha mai letto Guida galattica per autostoppisti? Beh, in molti a dire il vero. Troppi! Ed è un peccato perché una perla di tale splendore deve essere un’immancabile tassello della nostra libreria.

Il libro fu scritto da Douglas Adams e pubblicato nel 1979, divenendo il capostipite di una serie di 4 esilaranti e profondi libri:

Successivamente il caro Adams scrisse un’altro romanzo (1992) , che ha riferimenti alla serie ma non è un seguito diretto, e infine nel 2009 Eoin Colfer pubblica il sesto volume della serie:

Ma queste sono solo informazioni, noi ci concentreremo sul primo libro della quadrilogia, perché è un piccolo capolavoro della letteratura denso di significato e humor.

 

Un pianeta involuto

Si, è proprio sottosviluppato il pianeta Terra che Douglas immagina e racconta, se messo a confronto con le specie che abitano da milioni di anni il cosmo. È tanto insignificante che il romanzo si apre con un avvenimento che potremmo definire “familiare”. Una grande ditta di autostrade sta per spazzare via il globo poiché è “di intralcio” per l’autostrada spaziale:

Il protagonista, Arthur Dent, scopre che alcune ruspe gialle (che ha appena notato nel suo giardino) stanno per demolirgli la casa in cui abita per fare spazio a una nuova superstrada. Dopo poche ore gli abitanti della Terra scopriranno che il loro pianeta sta per avere lo stesso destino, a causa di una flotta di astronavi del prostetnico vogon Jeltz dell’Ente Galattico Viabilità Iperspazio, che appaiono improvvisamente nel cielo. Arthur viene salvato da un suo vecchio amico, Ford Prefect, che si rivela essere un alieno originario della stella Betelgeuse e che lo trascina con sé, chiedendo un passaggio ad una delle astronavi demolitrici. Arthur scoprirà così un universo sconosciuto, nel senso letterale del termine, in cui la sua unica bussola sarà la Guida Galattica per gli Autostoppisti.

Si tratta di un libro in forma di un piccolo computer (una sorta di eBook reader a comando vocale ante litteram), un best-seller universale (Terra esclusa), che si vende benissimo per due ragioni:

  1. costa poco,
  2. reca stampate, a grandi lettere amichevoli sulla copertina, le parole “DON’T PANIC” (“NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO”).

Ford lo condurrà in avventure entusiasmanti ed improbabili, sballottati in giro per lo spazio-tempo a bordo dell’astronave “Cuore d’Oro”, che viaggia a “propulsione di improbabilità infinita”, in compagnia di un vecchio amico d’infanzia di Ford a due teste, oramai ex Presidente della Galassia, Zaphod Beeblebrox, della sua ragazza terrestre, Trillian, e di un robot perennemente depresso, Marvin.

Giunti sul leggendario pianeta Magrathea, incontreranno il progettista che ha costruito la Terra e i clienti che gliela avevano commissionata, cioè i due (apparentemente) topi che Trillian aveva portato con sé lasciando il pianeta, che stanno ancora cercando la domanda della “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto“.

Qualcuno ha un senso di deja-vu? O magari un sorrisino sotto i baffi. Facciamo un patto, vi lascio leggere l’incipit del romanzo solo se promettete di non ridere:

«Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione».

Avete resistito? Io no, rido ogni volta che lo leggo, anche adesso mentre scrivo, perché non è altro che la pura realtà. Ma non lasciate che queste parole vi scivolino addosso, perché la sorpresa più grande il caro Adams ce la sta per svelare.

Immagine del film, uscito nel 2005 e diretto da Garth Jennings

 

Dietro le pagine, tra le righe…

Guida galattica per autostoppisti non è un libro da sottovalutare, una cosa che salta all’occhio leggendo le prime pagine è l’ironia con cui l’autore celebra il genere umano: una popolazione tronfia e altezzosa che pensa di non avere rivali. Ed ecco che subito dopo, paragonati al resto dell’universo, astronavi caterpillar trasformano la Terra a un minuscolo buco sulle carte intergalattiche.

Ma le vere domande che il libro ci spinge a porci sono tre, e ce le rivela schiettamente:

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando?

In particolare l’ultima domanda è quella con cui l’autore chiude il libro, lasciando il personaggio principale (Arthur Dent) con l’amaro di non sapere e l’aspettativa della conoscenza. Una consapevolezza che dovremmo avere tutti nella vita reale, per evitare l’autodistruzione del nostro bel pianeta.

C’è infine un’ultima domanda che percorre tutta la serie, la  “Domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”, la cui risposta viene affidata al più grande, performante, intelligente, calcolatore elettronico dell’universo. E io ne conosco la risposta, ma non è adesso il momento di svelarvela.

Conclusione e…la risposta definitiva!

Douglas Adams si contraddistingue dagli autori di fantascienza suoi contemporanei per uno stile di scrittura scorrevole e accattivante. Il libro nasce come programma radiofonico “Guida galattica per gli autostoppisti” e conserva su carta uno stile dinamico e chiaro, che rende scorrevole la lettura. Questo non sminuisce in alcun modo la qualità del lavoro, indubbiamente elevata, infatti la bravura di Adams risiede proprio nella capacità di usare un linguaggio colloquiale in modo attento e ingegnoso.

Il romanzo “Guida galattica per gli autostoppisti” è una vera e propria pietra miliare della fantascienza umoristica. È un libro adatto a tutti coloro che intendono farsi due sane risate, indipendentemente dalle naturali preferenze di genere del lettore, ed è imperdibile per tutti quelli che amano la fantascienza. Lo stile leggero e la narrazione diretta, lo rendono ideale per le persone estranee a questo tipo di letteratura che desiderino averne un assaggio. Nonostante non sia un giallo ricco di tensione si ha comunque la tentazione di leggerlo tutto d’un fiato e certo non mancano i colpi di scena.

Sebbene sia il primo volume di una “trilogia in cinque parti” il finale è sostanzialmente autoconclusivo. Questo fa sì che possa essere assaporato come libro a se stante non vincolandolo alla lettura degli altri volumi.

Va comunque sottolineato che la bellezza del lavoro, la sua ironia e lo straripante carisma dei personaggi fa si che il lettore sia il primo a voler proseguire lo svolgersi dell’avventura. Non sorprende perciò che allo scrittore i fan abbiano fatto pressioni per avere cinque volumi e non ridurre la saga a una semplice trilogia.

Simone Pinna

 

Quasi dimenticavo! Alla fine della storia il mega-cervello elettronico svela la risposta alla domanda: Domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. La volete sapere? Evidenziate il testo di seguito contenuto tra le frecce!

—->La risposta alla Domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto l’avete già letta…ma forse non ve ne siete accorti :-), nel dubbio è :   

42

Si avete capito bene. 42. Guardate l’immagine in copertina 😉<—

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