Ed McBain – “Kiss” il bacio del thriller

Ezra Hannon, Richard Marsten, Curt Cannon, Hunt Collins, John Abbott…
Quanti pseudonimi per Salvatore Albert Lombino (1926 – 2005), noto in tutto il mondo come Ed McBain o col nome registrato all’anagrafe dello Stato di New York, Evan Hunter.

In fondo, come si chiama si chiama.

Oltre che scrittore, è stato anche uno sceneggiatore per il cinema (Gli uccelli di Alfred Hitchcock) e per la TV (tra gli altri, due telefilm della serie Il tenente Colombo tratti dai suoi romanzi).

Ma, principalmente, se dici Ed McBain dici Ottantasettesimo Distretto. Kiss è stato probabilmente il primo romanzo di Ed McBain che ho letto e, conseguentemente, il primo che mi ha portato a conoscere e a preferire il genere Police Procedural, lo stesso dei miei romanzi.

Cos’è il Police Procedural?

L’autore italoamericano ne dà la sua personalissima definizione in ogni suo libro, subito dopo i ringraziamenti e prima dell’incipit.

«La città descritta in queste pagine è immaginaria. Persone e luoghi sono tutti immaginari. Solo le procedure della polizia sono basate su precise tecniche investigative.»

Già questo distingue il Police Procedural dagli altri generi del poliziesco.

Luoghi e persone rivestono fondamentale importanza ma, a maggior ragione, in questo caso sono le procedure della Polizia a fare da padrone.

Precise.

Meticolose.

Leggi e regolamenti alla mano.

Ma torniamo al nostro Ed McBain: ambienta le storie dell’Ottantasettesimo Distretto in un’immaginaria città dell’est degli Stati Uniti.

New York, come affermano in molti, lettori e critici?

Forse, perché è modellata sulla Grande Mela.

Ma non è New York.

Perché, se avesse voluto, McBain ci avrebbe ambientato le proprie storie.

Non dimentichiamo che romanzi come Candyland, pubblicato anche in Italia col vero nome, Evan Hunter, sono ambientati a New York.

E allora perché questa specie di mistero?

Secondo me, in realtà, non c’è alcun mistero.

La Città non è una città (concedetemi il gioco di parole) specifica.

Al di là che negli Stati dove vige il federalismo (U.S.A., Germania, etc.) esistono alcune differenze nelle leggi sia a livello di singolo stato (esempio, Texas, Arizona, Baviera, Renania Palatinato, etc.) sia a livelli locali, McBain si è preso la libertà di “generalizzare” in qualche modo, in modo da offrire al lettore un modello delle reali procedure di polizia vigenti negli Stati Uniti. Da tutto ciò è facilmente intuibile che ambientare i romanzi a New York, Boston, Washington, etc., non avrebbe avuto senso. Per il suo scopo, l’autore doveva per forza usare un luogo immaginario.

La Città, appunto.

La Città, insomma, è un po’ la commistione di tutte le grandi metropoli statunitensi, fatte di poliziotti, sì, ma soprattutto di persone.

Di poveri come di ricchi.

Di bianchi, come di neri, ebrei, ispanici, caucasici, orientali.

Gente che vive in eleganti grattacieli o sopravvive in ghetti tanto degradati da non distinguerli dalle discariche a cielo aperto.

 

Il bacio d’addio

Kiss si svolge esclusivamente nel quartiere di Isola, dove ha sede l’Ottantasettesimo Distretto.

L’intreccio narrativo di McBain non è unitario ma, come spesso accade nelle sue storie, è duplice. Similmente a due grandi fiumi che sono l’uno l’affluente dell’altro, si incontrano e si intrecciano fino ad arrivare alla foce del finale.

Da una parte abbiamo uno dei protagonisti abituali, il detective seconda classe Stephen Louis Carella (Steve per amici e colleghi) che assiste, insieme alla madre e alla sorella, al susseguirsi di testimonianze nel processo a carico di due tossici per la morte del padre del di lui padre, Anthony.

Dall’altra, deve indagare assieme al collega di sempre, il simpatico e paziente “testa pelata” Mayer Mayer, sui tentativi di omicidio subiti da una donna, Emma Bowles.

L’indagine condurrà i due detective all’omicidio del principale sospettato e non della donna che avrebbero dovuto proteggere.

Questa storia, sebbene non abbia fatto da soggetto per una trasposizione sul piccolo o grande schermo, a parer mio è comunque quella “più” cinematografica.

Il motivo risiede nel titolo, Kiss, la canzone che Frank Sinatra canta nel romanzo e che, come in ogni film che si rispetta, fa da colonna sonora alla vicenda.

Un bacio dolce, appassionato, vero, che il cantante italoamericano chiede alla sua donna, un bacio senza compromessi e senza bugie.

“Un bacio di morte”, lo definisce l’altro italoamericano. L’autore.

Lo stile di McBain, fatto di continue e approfondite ricerche è coinvolgente, fatto apposta per prendere per mano il lettore e portarlo direttamente al centro della scena. Isola, Diamondback, i fiumi Harb e Dix, l’entrata del distretto con i globi verdi accesi durante le ore serali e notturne,… tutto diventa familiare. Come familiare è l’atmosfera che si respira a casa di Steve Carella, con la bellissima moglie Teddy, sordomuta, e i due vivacissimi gemelli April e Mark, entrati nell’adolescenza.

Lo stesso vale anche per Mayer Mayer e la moglie Sarah, entrambi ebrei, che festeggiano tanto il Natale quanto lo Yom Kippur sebbene lui, per ragioni di servizio, non può essere osservante fino in fondo.

Perché la Città, sebbene immaginaria, è viva e reale, come lo sono i personaggi.

E, come la Città, Kiss è una storia costruita, non pensata. McBain, con l’abilità di un maestro artigiano l’ha messa su insieme, mattone su mattone rendendola solida, come e più dei grattacieli di una città reale.

Carella, Meyer, Arthur “Artie” Brown, il tenente Peter “Pete” Byrnes… Nessuno di loro ha la testa a uovo, i baffetti piegati all’insù e milioni di celluline grigie. Sono veri, autentici poliziotti americani, da manuale, dotati di grande testardaggine, un po’ d’istinto e, soprattutto, buone gambe. Il loro ufficio è la strada, perché è lì che si concentrano crimini e criminali.

 

E anche gli altri personaggi, da Emma Bowles al marito Martin, dall’investigatore privato Andrew N. Darrow a Lydia Raines, sono tratteggiati come fossero loro i veri e propri protagonisti. Tutti con una ben precisa psicologia, tutti perfettamente delineati, tutti veri. Qualcuno ha detto che nei romanzi di Ed McBain, anche i morti hanno personalità.

Perché, come ho accennato in precedenza, le storie Police Procedural, e Kiss è una di queste, parlano di uomini, di persone che incontriamo ogni giorno per strada e con cui ci confrontiamo.

Magari noi non abbiamo una vita così avventurosa e ricca di colpi di scena.

Colpi di scena che il nostro Ed McBain promette e, soprattutto, mantiene.

Sempre.

 Recensione di Francesco Bonvicini

Editing di Simone Pinna

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