Dream Theater – Roma diventa progressive

Il giorno 30-1-2017 i Dream Theater hanno scelto Roma come tappa per commemorare il loro 25° anno di nascita. Non è stato un concerto ordinario, non è stato esaltante, non ci hanno emozionato. Hanno fatto molto di più. E io c’ero.

 

Apertura del concerto

Orario d’inizio fissato alle 20:30 ma come ben sappiamo le performance di questo tipo non iniziano mai puntuali, eppure alle 20:29 le luci in sala si spengono e poco dopo il fantastico John Petrucci apre le danze con un assolo di chitarra che solo lui sa fare. Luci stroboscopiche e laser percorrono una sala gremita oltre ogni immaginazione, e quando a John gira bene attacca con la fantastica The Dark Eternal Night. Un inizio scoppiettante, ma non è tutto perché i brani scelti dal gruppo sono molti e attentamente studiati.

Scaletta? No, scala reale!

Act 1:

– The Dark Eternal Night
– The Bigger Picture (live premiere)
– Hell’s Kitchen
– The Gift of Music
– A Life Left Behind
– Our New World
– The Spirit Carries On
– As I Am (con un estratto di “Enter Sandman”)
– Breaking All Illusions

 

 

Act 2:

– Pull Me Under
– Another Day
– Take the Time
– Surrounded
– Metropolis Pt. 1: The Miracle and the Sleeper
– Under a Glass Moon
– Wait for Sleep
– Learning to Live

 

Encore:

 

– A Change of Seasons: I The Crimson Sunrise

– A Change of Seasons: II Innocence
– A Change of Seasons: III Carpe Diem
– A Change of Seasons: IV The Darkest of Winters
– A Change of Seasons: V Another World
– A Change of Seasons: VI The Inevitable Summer
– A Change of Seasons: VII The Crimson Sunset

 

Come avrete notato il concerto è stato diviso in tre atti, ma c’è un’unica pausa ed è posizionata alla fine dell’atto 1. Ciò che mi ha realmente entusiasmato, oltre alla performance strepitosa di tutto il gruppo, è stata la scelta oculata dei brani che tiene sempre alta l’attenzione:

Dopo massimo due brani dai toni “forti” c’era sempre un brano lento, che spezzava il ritmo prima di un nuovo pezzo in cui tornare a saltare. Non è una scelta che fanno tutti, a volte per mancanza di brani di un certo tipo, o perché vorrebbero che il loro concerto fosse sempre un crescendo, ma non è possibile che questo accada. Infatti per quanto si possa essere “gasati”, passatemi il termine, tre ore di fila a saltare stancherebbero chiunque e l’attenzione a un certo punto cala, quindi il giusto mix di brani ti tiene sempre sul pezzo e ti fa apprezzare tutta la performance.

Emozione e passione

C’è una cosa che i Dream Theater sanno fare, ed è emozionare. Non importa che questo avvenga con un accordo di chitarra o un assolo di batteria, riescono a farlo in ogni modo e in ogni salsa. Mi ha stupito un momento in particolare del concerto: quando James LaBrie ha intonato The Spirit Carries On subito dopo Our New World, attaccandola con un paio di accordi studiati. Sapete cosa è successo? Tutta la sala ha iniziato a cantare, senza preavviso alcuno, come se la mente del cantante avesse comunicato a tutti noi che la sua voce stava per entrarci dentro, spezzandoci le corde dell’emozione. Me ne sono reso conto solo qualche secondo dopo aver iniziato a intonare le parole, che tutto l’auditorium stava cantando a squarciagola. È stato emozionante vedere che neppure lui se lo aspettava.

Altissimi e qualche basso

Nel complesso la performance è stata eccezionale, ma tre ore di concerto sono tante, da ascoltare e da cantare, non sono mancati un paio di momenti in cui LaBrie ha volutamente abbassato la voce per evitare stecche, ma a mio avviso è stato un gesto intelligente e per nulla sconveniente, ho assistito a concerti in cui si è tentato di strafare rovinando momenti magici e cadendo nel ridicolo. In questo anniversario dei 25 anni del gruppo nessun membro ha strafatto, anzi ha mostrato il meglio mettendo in luce i proprio punti di forza. Tremendamente accattivanti i minuti in cui ogni componente ha potuto esibirsi in un solo, mandando in delirio la folla. Non voglio aggiungere altro, ho spero 35€ per una maglietta e questo basta a farvi capire quanto ero su di giri, il resto lo lascio commentare ai video self-made.

 

Buona musica a tutti

Simone Pinna

 

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